Elias Bertoldo

59º Premio Internazionale Bice Bugatti - Giovanni Segantini

La memoria della pittura.
Omaggio a Franco Guerzoni
Martina Corgnati

Memoria della pittura - memoria della parete sono le tracce che hanno guidato questa ricognizione, volta a snodare l'attualità di un frame of mind creativo e concettuale che costituisce certamente il pensiero dominante nel percorso dell'artista cui quest'anno è stato attribuito il Premio Internazionale Bugatti-Segantini, Franco Guerzoni.

Ma cosa vuol dire memoria della pittura? E della parete? Le due questioni, entro un certo limite, coincidono se, per esempio, si risale sino alle origini mitiche della pittura raccontate da Plinio il Vecchio nel celebre aneddoto della figlia e del vasaio di Corinto. Ella avrebbe disegnato il volto dell'uomo sul punto di partire di cui era innamorata, ricalcando l'ombra proiettata su una parete dal suo profilo.
La pittura dunque funge da memoria e la parete da supporto a questa memoria (di un'assenza); da qui, nelle nostre stagioni predisposte alla speculazione astratta e all'arte concettuale più che all'esercizio virtuosistico della confezione di simulacri o di trompe l'oeil, la pittura si presta a farsi memoria in sé stessa, memoria come predisposizione, stato d'animo se si vuole, e la parete (per sineddoche ogni superficie dipinta) a essere supporto di tale funzione. La parete in effetti, le pareti della nostra esistenza quotidiana si lasciano impressionare da impronte e tracce, conservando forme che la nostra vita ha assunto, magari involontariamente e a nostra insaputa. E la pittura è a caccia di tracce come queste, certo, ma anche, più in generale, si pone come celebrazione dell'assenza, non fissata soltanto in quel "è stato" in cui Roland Barthes identifica l'operazione fotografica, ma trasformata in decoro, in ornamento, in una parola, in linguaggio.
Questa dimensione che mostra un'intensa vitalità quando si guarda alle ricerche contemporanee: moltissimi giovani artisti si dimostrano interessati alla natura della memoria filtrata attraverso pratiche che oscillano dalla pittura, praticata attraverso le più diverse tecniche, all'installazione, alla realtà aumentata. In fondo, si tratta di vedere, dell'operazione visiva. O meglio, di vedere l'invisibile; vedere quello che non c'è (o non c'è più).

[...] Ben organizzati in schemi geometrici semplici sono anche i Dispositivi tecno-percettivi di Elias Bertoldo, superficie opache, dipinte accuratamente a olio ma in modo tale da simulare asettici congegni, piccole "macchine inutili" che in realtà investono la nostra percezione dei volumi, delle textures e sopratutto dei colori con i loro reciproci rapporti. In questo senso le opere si propongono come dispositivi: interpellano direttamente lo spettatore e la sua sensibilità, cercando di mettere a nudo il dialogo muto fra lo sguardo e le cose.

Martina Corgnati (a cura di), 59° Premio Internazionale Bice Bugatti - Giovanni Segantini, catalogo della mostra (Nova Milanese (MB), Villa Vertua, 9 giugno - 1 luglio 2018)

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